Come il dr. House ha dimostrato a quelli che hanno seguito le sue serie TV, perché un medico possa aiutare i pazienti è indispensabile una ottima capacità diagnostica e terapeutica. Ma non basta; sono pure necessarie iniziativa e coraggio così come sono utili la disponibilità alla sperimentazione e alla ricerca del limite e per finire, in medicina è soprattutto fondamentale saper comunicare. Ma cosa comunicare?
Conoscenza, coscienza e strumenti
Dopo più di 40 anni di professione posso affermare con una discreta dose di sicurezza che nessuna terapia avrà mai successo se non crediamo fortemente che quello che stiamo facendo sia la cosa giusta da fare. Il medico deve credere in sé stesso, deve essere sicuro di proporre la cosa giusta affinché poi possa esserne convinto il paziente. Il medico possiede gli strumenti per esserne convinto. Gli strumenti sono la propria competenza, la propria preparazione, la coscienza dei propri limiti, la propria esperienza rivista criticamente, la conoscenza delle evidenze scientifiche, lo studio della scienza. Al paziente gli strumenti per crederci deve fornirli il medico.
Il medico è da sempre la parte più forte all’interno della relazione terapeutica, quella che si crea tra il paziente ed il medico, è più forte perché possiede la conoscenza, la coscienza e gli strumenti. Per questo motivo il medico deve accompagnare il paziente nel percorso di comprensione e di accettazione delle azioni necessarie per avere successo. Il medico deve rinforzare l’alleanza terapeutica stessa, che è la premessa indispensabile per il raggiungimento del migliore risultato possibile. E soprattutto non deve abusare del proprio potere.
Il destino esiste?
Tutto ha un prezzo, non esistono pasti gratuiti, ciò va sempre ribadito, ma raggiungere l’obiettivo terapeutico è una ricompensa enorme, una ricompensa che ripaga di qualsiasi sacrificio. Purtroppo il pregiudizio, la scarsa fiducia in sé, la paura ed i sensi di colpa sono ostacoli che possono diventare montagne insormontabili e impossibili da scalare, in medicina così come nella vita di ognuno di noi. Questo è il fardello che deve essere rimosso dalle nostre spalle e del quale dobbiamo liberarci appena possibile altrimenti esso condizionerà il nostro destino e, quel che è peggio, anche il destino dei nostri figli.
Le novità, la necessità di dover cambiare di fronte ai fatti che si presentano nella nostra vita e dei quali avremmo fatto a meno con piacere, sono cose che la nostra mente rifiuta istintivamente. Purtroppo, per non subire il cambiamento, la resistenza istintiva non serve a niente, anzi. Per questo è necessario utilizzare le risorse della nostra mente in maniera controintuitiva. Chi fa sempre le stesse cose otterrà sempre lo stesso risultato. Il primo passo per modificare il paradigma del rifiuto, quello del NO, è accettare. Talvolta si tratta di una operazione interiore difficile, un intervento su noi stessi il cui effetto dovrà essere quello di modificare circuiti neuronali consolidati. Si rende necessario individuare e modificare le modalità di pensiero auto sabotante che nel corso della nostra vita si sono scolpite nel nostro cervello senza che ce ne rendiamo conto. Ma il nostro cervello possiede una risorsa preziosa: è plastico. Quindi la buona notizia è che ce la possiamo fare; ma avverrà solo al prezzo di combattere contro la pigrizia, contro gli automatismi atavici, contro ciò che definiamo – sapendo di mentire – destino o fatalità.
La fatica per uscire dalla comfort zone
Noi umani siamo biologicamente costruiti per affrontare il cambiamento – d’altronde la nostra esistenza fluisce nell’eterno divenire – quindi siamo capaci di cambiare. Ma tutto ciò ha un costo. Il prezzo è quello dell’energia che serve per cambiare, per farlo dobbiamo svolgere del lavoro, cioè dobbiamo fare fatica (nel senso napoletano del termine). C’è sempre una parte di noi che vuole risparmiare energia, anche questo è biologicamente determinato. Quando il cibo era scarso abbiamo vissuto nella carenza di cibo, non nell’abbondanza, per centinaia di migliaia di anni; risparmiare energia era vitale, risparmiarne troppa era letale. Quindi di fronte alla necessità di affrontare il cambiamento dentro di noi si scatenerà uno scontro, un braccio di ferro tra pigrizia e fatica, tra cambiare o rimanere nella nostra zona di confort. Dovremo decidere tra menzogna e verità. Non sarà facile.
Pensiamo che la realtà scolpisca la verità nel nostro cervello, proprio in quel luogo dove è annidata la nostra mente, il nostro nemico interiore, che farà di tutto per sabotare il cambiamento, per conservare quella realtà e rimanervi aggrappati disperatamente, quella realtà che la nostra mente ci fa credere che sia la verità.
Il dubbio come un bene prezioso
Il buon medico queste cose le conosce bene. Lo scontro tra la conservazione e il cambiamento avviene anche nella mente di ogni medico. Tutti noi esseri umani, medici inclusi, siamo sempre impegnati nell’atavico gioco del tiro alla fune tra queste due forze opposte. Per questa ragione le certezze di qualunque medico vacillano spesso; la propria determinazione indugia soprattutto quando il medico è coinvolto in prima persona. Quello è l’istante dove le certezze vacillano e talvolta crollano pure dentro di sé. Dovremmo sapere che nella vita c’è un’unica certezza (spoiler: non è quella della fine!): si tratta della certezza del dubbio. L’arduo compito di ogni medico è quello di aiutare sé stesso prima di aiutare il paziente.
A questo proposito è inutile ignorare l’esistenza del dubbio, anzi. Il dubbio dovrebbe addirittura essere coltivato come un bene prezioso per poi essere accettato come un elemento imprescindibile all’interno delle nostre esistenze. Questo può avvenire solo dopo aver accettato di “vedere” nitido l’obiettivo verso il quale tendere, accettando il fatto, anche da parte del medico, che la propria mente gli mente, che la propria mente lo vuole sabotare con pensieri paralizzanti rispetto ai quali l’unico aiuto gli potrà venire dall’AZIONE. Il medico accorto dovrà pianificare il proprio operato, dovrà formulare un piano di azione, dovrà stabilire un piano di trattamento; solo all’interno dell’azione non resterà più spazio per i pensieri paralizzanti e per quelli sabotanti.