Il disastro dei test per accedere a Medicina purtroppo è solo una conferma del disastro italiano
Avete presente Tafazzi ed il tafazzismo? Il nostro paese ne è campione mondiale! La vicenda del test per accedere a medicina ha assunto le cupe sfumature dell’orrido quando non vira direttamente verso il disgustante.
Cambia tutto, per rimanere uguale
Autunno 2025: da quest’anno è stato deciso di cambiare, per l’ennesima volta, il sistema per accedere al corso di laurea in Medicina e alle facoltà affini. Finalmente si è capito che il numero chiuso è inadeguato alle esigenze sanitarie italiane; mancano medici, sia di base che ospedalieri, quindi è stato deciso di aprire a tutti l’iscrizione al primo semestre di medicina. Addio numero programmato? Intanto si è deciso di consentire l’iscrizione a chiunque. Ma le strutture didattiche paiono essere insufficienti. Di conseguenza il semestre si è ristretto in uno striminzito bimestre di lezioni, rigorosamente online, non in presenza, ai corsi di Chimica, Fisica e Biologia al termine dei quali sono previste due prove nazionali di esame, una a novembre ed una seconda a dicembre.
Uno su dieci
I risultati sono stati disastrosi; il test di Fisica di novembre è stato superato solo da uno studente su dieci. Non è ancora chiarissimo cosa accadrà ora; inizialmente chi non avrebbe passato le prove sarebbe stato scartato. Di fronte alla certezza di una carenza ulteriore di medici tra sei anni, ora si vocifera che la graduatoria verrà aperta con un asterisco anche a chi non ha passato tutti i test. Ci sarà tempo fino a febbraio per porre rimedio ai debiti. Cambiare le regole durante la partita è una delle peggiori scorrettezze possibili, dove si iscriveranno quelli che devono rimediare? Si tiene conto del disagio per i ragazzi, e le famiglie, che a febbraio del 2026 non sapranno ancora se frequenteranno Padova, Campobasso o un corso affine come Scienze Motorie (che ci azzecca con Medicina?)?
Il fallimento di chi?
A questo punto mi sorge una domanda: percentuali così ridotte di promozione ai test come si spiegano? Chi ha preparato così male gli studenti? Chi se non le scuole da cui provengono questi studenti. E che dire degli insegnanti universitari le cui lezioni sono state seguite dagli studenti di medicina? A mio sommesso parere questo risultato è un fallimento sia della scuola che dell’università: è evidente che qualcuno non è in grado di insegnare la fisica quanto necessario visto che solo uno studente su dieci viene promosso. Si potrà dire che gli studenti sono dei somari: ma chi ha insegnato loro la fisica? Si dirà che il test è difficile: ma chi lo ha preparato? Non avrebbe dovuto essere tarato su misura per chi lo avrebbe dovuto risolvere?
Ma i fallimenti non finiscono qui: è tutto il sistema sanitario che da anni non è in grado di far fronte all’invecchiamento della popolazione, che non sa programmare il numero dei futuri medici a seconda delle esigenze di un paese dove nascono sempre meno bambini. Un paese, o una nazione che sia, dove non mancano solo i medici ma pure gli infermieri, professione che nessuno vuole più fare. Ma quelli che ci governano non hanno un amico che gli ponga delle domande utili mentre il sistema sanitario fa acqua da tutte le parti?
Il sistema scolastico italiano: cinquant’anni di fallimenti
Riepilogando, sono del parere che sia fallito il sistema scolastico e che lo sia almeno da cinquant’anni. D’altronde con stipendi ridicoli come quelli degli insegnanti italiani che non sono sottoposti a nessuna selezione concorsuale da anni, con un precariato perenne, che tipo di insegnanti possiamo pretendere? I test periodici come il PISA o l’INVALSI non ci vedono mai in cima alle classifiche.
Altrettanto fallito è il sistema universitario che non è in grado di preparare adeguatamente gli studenti ad affrontare le prove di esame, un sistema universitario in cui il precariato è la regola e la selezione, a leggere la stampa, poche volte avviene per merito.
A mio sommesso parere, privare gli studenti del primo anno di medicina della possibilità di frequentare di persona le lezioni, di mescolarsi ai propri colleghi (le lezioni sono solo online), di frequentare le esercitazioni, di frequentare gli istituti universitari e le relative biblioteche relegandoli a casa dietro uno schermo di computer è un crudele tentativo di desocializzare (si dice così?) la vita universitaria che è uno dei primi momenti di crescita extrafamiliare a cui i giovani possano accedere. Segnalo che l’Italia è uno dei paesi dove gli studenti accedono più tardi all’università, altrove avviene un anno prima, quindi il semestre filtro non fa altro che ritardare di più l’autonomia dei nostri giovani dalle loro famiglie.
Come reagisce la ministra quando alcuni studenti hanno protestato alla luce di questo quadro sconfortante? È tristissimo vedere come una esponente politica adulta e responsabile, come ci aspetteremmo fosse l’attuale ministra dell’università, nel corso della kermesse di Atreju, facendosi forza della posizione dominante sul palco e del microfono in mano, insulta i giovani accusandoli di essere “solo dei poveri comunisti” e di dimostrare la propria “i-nu-ti-li-tà”.
Una storia tra tante
Ecco, mi sono sfogato un po’, ma non riesco a darmi pace, anche se so alla perfezione che questa storia è solo una delle tante tra quelle per cui indignarsi. Trattare in questo modo i giovani che si affacciano al mondo del lavoro per la prima volta è ordinaria amministrazione in Italia. Gli schiaffoni ingiustificati che gli stiamo affibbiando come formeranno i nostri giovani? Il paese che non porta in palmo di mano il proprio futuro coltivandolo al meglio, che prospettive avrà?