Scroll to top

IL PASSATO E IL FUTURO? DELUSIONE CONTINUA! …E IL PRESENTE?


Ugo d'Aloja - 1 Settembre 2025 - 0 commenti

Che dire delle tre dimensioni temporali tra le quali si snoda tutta la nostra esistenza? Il passato, il presente e il futuro. Che strana cosa la vita; la viviamo nel presente, senza alcuna alternativa. Mentre mi leggi, siamo nel qui ed ora; ma c’è sempre un prima e un dopo questo presente. Un passato che tu o qualcun altro avete già vissuto e un futuro in cui ci attende altra vita.
 

La comfort zone del passato

Il passato forse è la dimensione più confortante, quella che ricordiamo con il dolce sapore della nostalgia in bocca, quella dei buoni vecchi tempi quando si stava meglio anche se si stava peggio.

Il passato, quando è passato, lo mitizziamo, anche se sappiamo benissimo che l’età dell’oro è un mito che non è mai esistito.  

Naturalmente lo facciamo quando il passato è passato. Il passato è pieno di episodi, di fatti e di accadimenti che crediamo conclusi, sui quali pensiamo di poter ragionare con calma, dei quali possiamo discutere, che possiamo analizzare, sui quali rimuginare. Il passato è qualcosa del quale pensiamo di sapere tutto. Perché il passato è passato. Ci affezioniamo alle brutte esperienze del passato perché le conosciamo, diventano nostre; sono come i marines in missione segreta nel territorio nemico, sono figli di puttana, ma sono i NOSTRI figli di puttana. La nostra mente rimuove dai nostri ricordi con maggiore facilità le esperienze negative agendo come il colino di un cercatore d’oro nelle mani del quale alla fine rimane solo la polvere d’oro e non le scorie. Ma la realtà delle cose, in questo la realtà è piuttosto fastidiosa, è che purtroppo il passato non passa davvero mai del tutto; il passato ha la caratteristica solitamente spiacevole di ritornare sempre un po’, di ripresentarsi come fa il sapore di cipolla che ad alcuni piace tanto.  

Il passato non è nemmeno passato

Il passato ritorna cercando di insinuarsi subdolamente nel nostro presente e nel farlo, quasi sempre, ci riesce benissimo. “Il passato non muore mai. Non è nemmeno passato“, si tratta di una appropriata affermazione di William Faulkner, lo scrittore della grande depressione americana. Ma il difetto più grande del passato, la cosa che lo rende davvero ineludibile, lo svantaggio maggiore che presenta, è che non possiamo cambiarlo. Mai! È letteralmente impossibile cambiarlo. Per questo motivo nascono i rimpianti, i rimorsi, le recriminazioni e tutte quelle cose sgradevoli per accettare le quali, le persone che nel corso della propria vita non vogliano vivere come uno struzzo lavorano, alcuni per anni, altri per tutta la vita, con il contributo di un costoso esercito di confessori, psicologi, psicoterapeuti, counselors, coaches, consiglieri spirituali e guru, senza considerare il costo di ansiolitici, psicofarmaci e integratori vari. Ah! Scordavo di citare i corsi per la crescita personale tutti basati sulle grandi recriminazioni rispetto ad un passato che non ci ha soddisfatto e che vorremmo sostituire con un futuro, ve lo anticipo e so di essere un po’ scorretto nel farlo (ma oggi mi gira di essere così), che non si presenterà mai come ci piacerebbe.

Domani è un altro giorno

E allora? Quello che ci diciamo speranzosi è:” per fortuna che c’è il futuro che ci attende”; la terra delle belle speranze.

Come dice Rossella O’Hara? “Domani è un altro giorno!” Quello che ci fa alzare ogni mattina è la speranza in un giorno (futuro) migliore rispetto a quello appena trascorso (passato). Non potremmo, forse, incappare nella vincita del superenalotto? Non ci attende, in futuro, la vita eterna? Dietro l’angolo non potremmo incappare nell’amore perfetto? La consapevolezza che non è escluso che in futuro potrebbe accadere tutto quello che desideriamo, che si realizzi tutto ciò a cui ambiamo nella nostra vita, è alla base della nostra maggiore motivazione. Per fortuna è così, per fortuna la nostra mente, che soffre anche di questo bias cognitivo, non è strutturata per farsi influenzare dalle statistiche anche quando sono impietose. Perché la gente spende tutto ciò che resta del loro magro stipendio nei gratta e vinci o al casinò? Forse non sanno che il banco vince sempre? Lo sanno benissimo, ma sperano nell’eccezione che conferma la regola, in un errore nella statistica. Le statistiche sono uno dei tanti tentativi che noi umani facciamo per prevedere il futuro. C’è stato un tempo che lo  si è tentato interpretando il volo degli uccelli,  con la divinazione, con gli oracoli, con la magia, con la religione e ai giorni nostri lo facciamo con la scienza. Resta il fatto che il metodo migliore di fare previsioni è quello di non farne. È così è facile cadere in un altro bias cognitivo (una maniera complicata per definire un errore), quello di aspettare il futuro per mettere in atto le nostre decisioni. Domani smetterò di fumare, domani mi metterò a dieta, domani, domani, domani. In futuro. Quindi “…lasciate ogni speranze voi ch’i ntrate” nel futuro e siate realisti.

Il Presente: una battaglia di una guerra che perderemo

Ma allora resta solo il presente! Se non siamo accorti, nel presente tutto accade in maniera così frenetica che non ci rendiamo neppure conto di cosa succede davvero e soprattutto ci sfugge il sapore delle emozioni che stiamo vivendo. Quando non c’è neppure il tempo per avere consapevolezza di cosa accade se non quando è passata, la vita può diventare frustrante. Questo è un buon motivo rallentare il ritmo e vivere il momento perché questo momento, bello o brutto, non tornerà mai. Vivilo ora e godine in pieno. Evita di crogiolarti nell’analisi di quanto il presente ci inorridisce. È vero, il presente è davvero orribile: guerre, carestie, cambiamento climatico, crisi economica, disastri naturali, sofferenze e tristezza per i bambini. Il presente, lo dice Serra,” è così tormentato e incerto, così pericoloso, per tanti aspetti così informe, che il trionfo delle destre occidentali si spiega quasi da solo”.

E allora, che fare?  Agisci, fai, muoviti, impedisci ai tuoi pensieri sabotanti di contemplare staticamente quello che ti circonda e di crogiolarti nell’autocommiserazione. “Combattere contro l’entropia dell’universo che avanza” è un imperativo categorico; il senso della vita sta qui. La biologia ha creato la vita per opporsi al caos che avanza. Noi dobbiamo esserne consapevoli e combattere questa battaglia con dignità, a fronte alta e con spirito stoico. Al contempo dobbiamo essere consapevoli che si tratta solo di una battaglia di una guerra che alla fine dei giorni perderemo; fino ad allora combattiamola almeno senza disonore. Non c’è alternativa per chi crede in questa VITA, altrimenti in attesa di una vita eterna, per noi vita sarà quella della guarnigione asserragliata nella fortezza del Deserto dei Tartari, perduta nell’infinita attesa dell’arrivo di Godot. Arrivederci sui grandi pascoli.

Condividi

Articoli correlati

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *