I bambini sono quanto di più vicino possa esserci al bene. La loro innocenza, il loro entusiasmo, la loro meraviglia e il loro incanto ci stupiscono ogni volta che li incontriamo. In quel momento ognuno di noi si fa rapire dai ricordi di un tempo ormai perduto, quello della nostra infanzia, che provoca in noi tenera nostalgia perché da bambini si vive la libertà.
Da bambini siamo davvero già nati?
Nessuno si ricorda del momento in cui è nato, ma tutti lo conosciamo a memoria. Quel momento è impresso nel cervello non per i nostri ricordi ma perché lo troviamo scritto nei documenti di identità, perché fin da quando siamo bambini ce lo chiedono di continuo, perché lo ribadisce lo specchio implacabile ogni volta che ci riflette, perché durante le feste di compleanno quando spegniamo le candeline ci tirano le orecchie e perché quando i numeri si fanno più consistenti, anche se tentiamo di far passare quella data sotto silenzio, c’è sempre qualcuno che ce lo ricorda. Talvolta, soprattutto dopo una certa età, quel simpatico qualcuno lo fa con un malcelato compiacimento, altre volte lo fa perché ci vuole davvero bene. Resta il fatto che celebriamo e ricordiamo un momento della nostra vita del quale nessuno di noi serba ricordi diretti ma solo riferiti. Quel giorno, quello del nostro compleanno, non è altro che una data simbolica, della quale si può dire che non è quello della vera nascita.
Ragazzi adolescenti e il primo vero contatto con il mondo
Il momento della vera venuta al mondo viene molto dopo, arriva da ragazzi, quando finisce l’infanzia e quando inizia l’adolescenza; è da quel momento che inizia il percorso che ci porterà alla coscienza piena di noi stessi. Finché rimaniamo bambini non c’è la vera consapevolezza di noi stessi, è come se il morso alla mela della conoscenza non lo avessimo ancora dato; per questo rimpiangiamo quei momenti di corse sfrenate.
Fino ad una certa età non serbiamo nessun ricordo di ciò che abbiamo vissuto, poi ad un certo punto della nostra vita, pian piano (pare che dipenda dall’apprendimento del linguaggio) i ricordi lasciano tracce permanenti di eventi ed episodi in cui siamo stati coinvolti, ma nonostante la presenza dei ricordi, non siamo veramente consapevoli di quello che siamo. Infatti da bambini quando ci osserviamo allo specchio, noi ci guardiamo, ma non vediamo veramente l’immagine riflessa. Di noi stessi da bambini non abbiamo quella consapevolezza critica che si realizza quando siamo ragazzi. Da bambini non siamo ancora esseri giudicanti; anche questo rende così belli i ricordi dell’infanzia, non c’è interpretazione o malizia. Poi arriva la pubertà che ci introduce sulla strada dell’adolescenza; da quel momento la situazione cambia di colpo perché ciò che lo specchio ci restituisce quando ci guardiamo è l’immagine di un individuo che è diverso da quello che eravamo convinti di essere prima. L’adolescente, dalla pubertà in poi, guardandosi vede, e quello che vede non lo riconosce e talvolta neppure gli piace. I modelli di riferimento imposti dai mezzi di comunicazione di massa, amplificati dall’uso ossessivo degli smart phones e dei social media, stanno plasmando nelle menti vulnerabili di ragazzi e ragazze un’idea distorta di realtà. A quell’età lo spirito critico non è ancora sviluppato ed in certi casi lo spirito autocritico è estremizzato; durante l’adolescenza manca quella cosa che da adulti, fosse anche solo per puro istinto di sopravvivenza, chiamiamo “accettazione di sé” per quello che si è. La realtà di sé che molti ragazzi vedono allo specchio non viene riconosciuta e di conseguenza non è accettata perché non corrisponde ai modelli imposti dalla società dello spettacolo, dalla società dell’immagine, dalla realtà virtuale dei social media.
Adulti e ragazzi: il rapporto con l’adolescenza
I ragazzi da adolescenti non sanno ancora come difendersi e uscire indenni dal labirinto dei social media e gli adulti non sanno, talvolta non vogliono, insegnare loro come farlo, anzi, per scaricarsi dalla responsabilità e per essere lasciati in pace, lasciano in mano agli adolescenti i dispositivi che li mettono in comunicazione diretta con il male. Male che si annida nel peggio della nostra natura di umani. In alcuni casi le reazioni diventano estreme. Chi è molto competitivo e poco indulgente con sé stesso non accetta quello che vede e cerca di cambiarlo o lo rifiuta in toto. Come lo faccia è sotto gli occhi di tutti: disturbi alimentari, ricorso agli stupefacenti, violenza di gruppo, molestie ed aggressioni sessuali, bullismo, adesione a babygangs che senza sapere cosa desiderare cercano di prendersi con la violenza ciò che non hanno.
In questi tempi difficili e indeterminati, viviamo in un post di non si sa cosa, il tragitto dall’infanzia all’età adulta si prolunga a dismisura. Molti adulti ormai cresciuti continuano a girovagare attraverso una terra di mezzo che continuiamo a definire adolescenza; qualcuno, è un ipocrita, afferma che è l’età dell’innocenza che si protrae, ma è una pia illusione, nella realtà quella che si protrae non è altro che l’età patetica degli eterni bambinoni irresponsabili intenti negli “happy spritz hour”.
Ortodonzia, bambini, ragazzi e adulti
All’interno dei nostri studi di ortodonzia, viviamo immersi in questa realtà, anche noi riscontriamo le medesime difficoltà che tutti vivono, ma la nostra meravigliosa professione porta in dote una enorme fortuna; quella di conoscere molte persone nel corso degli anni, quella di confrontarci con la vita di tanti pazienti, piccoli e grandi, famiglie ed individui, di poter intessere con loro relazioni lunghe e proficue. Se siamo bravi e longevi è possibile che i rapporti con le famiglie si prolunghino nel tempo, a quel punto il ritmo della nostra esistenza ci permette di curare più di una generazione di una famiglia, fino ai nipoti dopo aver curato prima le nonne e poi i genitori.
La consuetudine di ciascuno di noi con bambini e ragazzi adolescenti, quel tipo di individui che siamo stati anche noi in un tempo ormai perduto, può affinare una sensibilità speciale nei loro confronti, indispensabile per ottenere la maggiore collaborazione possibile. Soprattutto non dobbiamo scordarci delle emozioni e delle passioni che abbiamo provato; scavando in noi stessi ed in ciò che abbiamo vissuto non sempre troveremo pietre preziose ma anche cicatrici e ferite che potrebbero ancora sanguinare.
Questa ricerca, che può essere dolorosa, è indispensabile per capire meglio noi stessi prima, e poi i nostri pazienti, allo scopo di creare quell’alleanza terapeutica che è l’ingrediente magico alla base di ogni trattamento ortodontico di successo.