Si fa un gran blaterare di quanto l’IA sia diventata pervasiva nelle nostre esistenze, di quanto ci condizioni, di quanto sia utile, di quanto il nostro futuro ne sarà influenzato e di quanto noi stessi ed i nostri governi (cioè sempre noi stessi) debbano investirvi per rimanere al pari con il passo travolgente del futuro che avanza. Nazioni, istituzioni, banche, aziende, privati: tutti stanno investendo su di essa. Perché?
Investimenti e vertigini
A dimostrazione di quanto gli investimenti, si tratta di cifre astronomiche, stiano puntando sull’Intelligenza Artificiale, cioè sul virtuale e non più sul concreto, ho appena letto una notizia che arriva dal Giappone: dopo quasi un quarto di secolo l’azienda automobilistica Toyota non è più quella che vale di più sul mercato. È stata sopravanzata da una banca d’investimento, la Soft Bank, che possiede una buona quota di OpenAI (che possiede ChatGPT). Le sue azioni sono aumentate dell’85% dall’inizio dell’anno. Che sia una bolla speculativa è qualcosa di meno improbabile di una previsione fatta da un emerito signor nessuno come è chi qui scrive. Sono stato testimone dello scoppio di molte bolle speculative, a partire da quella delle “dot.com” del 2000 e l’attuale frenesia verso l’IA mostra alcune inquietanti analogie con un passato per niente remoto. Sono un Boomer, quando sento che bisogna investire su qualcosa che non si può toccare, soffro di vertigini.
Stiamo davvero facendo informazione?
L’atteggiamento macchiettistico con cui la stampa mainstream affronta il tema dell’IA è denunciato da un articolo di Vespignani uscito recentemente sul quotidiano torinese La Stampa che stronca in maniera impietosa l‘intervista di Veltroni all’IA pubblicata dal Corriere della Sera, il maggiore quotidiano italiano.
Egli precisa che è un non senso intervistare l’IA, come fa Veltroni, chiedendole se ha sentimenti, perché l’IA è “solo” un modello linguistico evoluto. Stupirsi quando un modello linguistico risponde alle domande è frutto di un approccio ingenuo e un po’ naif, in ogni caso poco scientifico. Chiedere alle macchine se pensano come noi e farlo davanti al grande pubblico è un approccio da avanspettacolo poco utile a creare una coscienza pubblica matura, requisito necessario per affrontare le sfide che l’utilizzo dell’IA pone e porrà. L’antropomorfizzazione dell’IA è una trappola in cui cadono i farlocchi; farlo utilizzando Claude invece di Open IA o Chat GPT perché ci siamo fatti l’idea, peraltro balzana, che “Anthropic”, l’azienda che ha sviluppato Claude, sia più “democratica” perché ci hanno raccontato che ha osato atteggiamenti anti trumpiani, e che perciò sia simpatizzante con le nostre idee “sinceramente democratiche” e di conseguenza migliori è un assurdo totale. Lo affermo nonostante la simpatia umana e intellettuale che nutro per Water Veltroni, un perdente di razza.
Dobbiamo ricordarci che siamo fallibili
I modelli linguistici di grandi dimensioni (Large Language Models), Claude è uno di questi, sono dei sistemi addestrati a prevedere la continuazione più probabile di una sequenza linguistica. Essi sono la base dell’IA generativa creata sprecando una grandissima quantità di energia. Prendono abbagli e hanno le allucinazioni perché si basano su informazioni che noi umani abbiamo inserito nel sistema e si sa bene quanto noi umani siamo fallibili. Si tratta di modelli di intelligenza artificiale predittiva, la coerenza delle loro risposte non è il segno di una mente che parla ma è un fenomeno emergente di natura statistica che si manifesta dopo un addestramento basato su una enorme quantità di testi. All’interno del modello non c’è un soggetto ma un mondo di algoritmi. Gli algoritmi non sono diversi da una formica la cui esistenza è funzionale al corretto funzionamento del formicaio.
Essere consapevoli di ciò è essenziale per non cadere nella trappola della personificazione del modello linguistico in un interlocutore senziente con il quale confidarci e a cui chiedere come comportarci se la nostra fidanzata è fedifraga. L’IA non è uno psicologo, non è un medico, non è uno scienziato, non è un filosofo. Attribuirgli intelligenza come ad un umano, perlomeno averlo fatto finora, è un errore. I modelli linguistici di grandi dimensioni hanno accesso ad una enorme marea di dati, si tratta di tutti quelli disponibili in rete, lo fanno ad una velocità enorme e questa mole enorme di memoria è alla base delle risposte che essi sono in grado di fornire.
Uno strumento, anche in ortodonzia
Anche in ortodonzia si fa un gran parlare di IA; di sicuro la utilizzano le innumerevoli aziende di Allineatori Trasparenti (la grande novità degli ultimi venti anni del nostro settore), una delle quali, la prima e più ricca, attribuisce a sé stessa di aver trattato più di sei milioni di pazienti. Di ciascuno di questi trattamenti l’azienda in questione possiede tutte le pianificazioni terapeutiche. Si tratta di un enorme patrimonio di informazioni che contribuiscono, grazie agli algoritmi, a creare i nuovi piani di cura dei casi che vengono proposti dagli ortodontisti. A suo tempo, era il 2001, feci un esperimento del genere utilizzando una Rete Neurale nella quale inserimmo i miei casi certificati e vagliati da commissioni di colleghi per aiutare nella scelta estrattiva o meno. Per questo ci attribuirono il premio per l’innovazione tecnologica della società italiana di ortodonzia in un congresso tenuto a Genova. Mi divertii molto, ma lasciai perdere presto per motivi disparati, ma non me ne pentii mai.
Un ulteriore utilizzo consiste nell’inserire in uno dei vari modelli linguistici le fotografie, i dati radiografici e le scansioni digitali dei pazienti ottenendone in cambio, in poche decine di secondi, la diagnosi ed il piano di trattamento. Nella nostra realtà professionale, in studio, per ottenere lo stesso risultato un ortodontista abilitato dedica almeno un ‘ora alla stessa attività che poi io revisiono personalmente dedicandovi almeno una ulteriore mezz’ora. Non so dire con quale tasso di approssimazione l’IA fornisca i propri risultati e quanto essi siano affidabili, ma prima dovremmo riflettere su come i profili di privacy e di sicurezza dei pazienti e i loro dati personali e sensibili sono gestiti. La legge europea non ammette che i dati sensibili e sanitari vengano gestiti da server posizionati fuori dall’EU. Per motivi legati alla distribuzione globale della rete e per gli elevati costi dell’energia, dubito fortemente che i dati che gli ortodontisti europei inseriscono nei modelli linguistici avanzati vengano trattati all’interno dei confini dell’Unione Europea.
La nebbia sull’etica
La domanda che sorge è la seguente: è deontologicamente corretto, quindi etico e poi morale, utilizzare un modello linguistico avanzato per trattare i dati dei pazienti che si rivolgono alla porta delle nostre attività professionali affidandosi in pieno nelle nostre mani? L’IA è uno strumento, è un mezzo, non è il fine, la differenza sta nel come la si utilizza.
Qui lo dichiaro pubblicamente, nella mia attività professionale di specialista in ortodonzia, nell’attività intellettuale che esercito quotidianamente, nella formulazione delle diagnosi, nella stesura dei piani di trattamento, nello stabilire quali terapie fornire ai miei pazienti NON VIENE UTILIZZATA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE (finora;-)) e questo non avverrà fino a quando non saranno dipanate le nebbie e fatta luce sulle ombre che pesano ancora sugli aspetti deontologici, etici e morali che pesano sul suo uso.
Il futuro dell’umanità si gioca su questo.
La rivoluzione, o meglio, il grande cambiamento (la cosa che è già in atto) dovrebbe essere quello di affrancare una porzione sempre più grande di umanità dall’asservimento nei confronti di chi detiene le informazioni e che finora le ha usate e manipolate a proprio vantaggio. Il prezzo da pagare per questa libertà è la necessità di creare un nuovo modello di vita e di sopravvivenza per tutti coloro ai quali l’IA sottrae un lavoro ormai diventato inutile. Potrebbe essere questa la strada per l’affrancamento dal lavoro tout-court come alcuni vorrebbero? Non lo saprei dire in questo momento, anche se ne dubito; piuttosto, quello che credo è che siamo di fronte all’occasione per imparare meglio a disporre del nostro tempo e per imparare a diventare tutti delle persone migliori. L’incertezza è legata al sapere se valga la pena pagare il prezzo per questo obiettivo e da parte di chi. Il futuro dell’umanità si gioca su questo.